Il calcare non è un problema estetico. È la ragione per cui una resistenza si brucia in tre anni invece che in dieci, per cui una caldaia consuma più gas a parità di acqua calda prodotta, e per cui i rubinetti si otturano.
I segnali che si vedono senza strumenti
Aloni bianchi sui piatti appena lavati, incrostazioni sul soffione della doccia, biancheria che esce ruvida nonostante l’ammorbidente, bollitore con il fondo bianco dopo poche settimane. Se li riconosci tutti e quattro, l’acqua di casa è dura.
La durezza si misura, non si stima
Si misura in gradi francesi. Sotto i 15 gradi l’acqua è dolce e un addolcitore non serve. Fra 15 e 25 è media, e la scelta dipende da quanto pesano gli apparecchi che vuoi proteggere. Sopra i 25 il calcare fa danni misurabili, e sopra i 35 il conto arriva presto. Il valore si rileva con un’analisi, che costa poco e toglie ogni dubbio.
Dimensionare, non comprare a scatola chiusa
Un addolcitore troppo piccolo rigenera in continuazione e consuma sale; uno troppo grande è denaro fermo. La misura giusta dipende da tre numeri: la durezza rilevata, il consumo d’acqua della famiglia e il numero di apparecchi da proteggere. Senza quei numeri, qualunque preventivo è un’ipotesi.
Quello che l’addolcitore non fa
Non rende l’acqua più buona da bere e non toglie sapori o odori: per quello servono filtrazione o osmosi, che sono apparecchi diversi con uno scopo diverso. Chi te li vende insieme come se fossero la stessa cosa ti sta vendendo due volte lo stesso problema.
L’analisi dell’acqua e il sopralluogo precedono sempre la proposta. Siamo partner Water Quality Association.
La pagina del servizio: Idraulica e trattamento acqua.
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