È l’errore più diffuso che si incontra entrando in un’azienda, e anche il più caro. Il backup c’è, gira ogni notte, il pannello è verde. Poi arriva il giorno del ripristino e si scopre che mancano metà dei dati, o che il file più recente ha tre mesi.
Perché un backup verde può essere inutile
Il software segnala che il lavoro è terminato, non che i dati siano recuperabili. Cartelle escluse per errore, un database salvato mentre era in uso e quindi inconsistente, un archivio protetto da una password che nessuno ricorda più: tutte situazioni in cui il pannello resta verde.
La regola del tre-due-uno
Tre copie dei dati, su due supporti diversi, di cui una fuori sede. Il punto che salta più spesso è l’ultimo, ed è quello che conta in caso di incendio, furto o crittografazione da attacco: un backup collegato alla stessa rete viene cifrato insieme al resto.
Provare il ripristino, non il salvataggio
L’unica verifica che significa qualcosa è ripristinare davvero: prendere un file, una cartella, una macchina virtuale, riportarli in vita e controllare che siano completi. Va fatto periodicamente e va lasciato scritto l’esito, con la data.
Quanto tempo ci vuole a tornare operativi
È la domanda che nessuno si pone prima. Avere i dati non basta: serve sapere in quante ore l’attività riparte. Se il ripristino completo richiede due giorni e la tua attività non può stare ferma due giorni, il backup è corretto ma la strategia no.
Nei nostri interventi la verifica periodica del ripristino è una voce esplicita, con esito documentato.
La pagina del servizio: Assistenza informatica e reti.
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